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Grazie a tecnologie innovative, i ricercatori dell’Università di Cambridge (Gran Bretagna), insieme ai colleghi di altre istituzioni internazionali, sono riusciti a compilare una mappa genetica dettagliata delle proteine presenti nel plasma, cioè nella parte liquida del sangue: un risultato molto importante, visto che queste proteine sono coinvolte in numerose malattie e rappresentano l’obiettivo diretto di molti farmaci. Eppure, nonostante questo ruolo così significativo, le proteine erano sempre state state studiate, finora, molto meno, rispetto al DNA (il codice genetico) che le “esprime”. Questo era avvenuto, in verità, anche perché le attrezzature disponibili rendevano lente le analisi proteiche. Ma un nuovo sistema, chiamato SOMAscan, ha ora permesso di “misurare” grandi quantità di proteine in tempi più veloci.

Come scrivono sulla rivista Nature, i ricercatori hanno esaminato il sangue di 3.300 donatori, identificando 1.478 proteine, codificate da 1.927 geni (il numero dei geni non coincide con quello delle proteine perché – hanno scoperto gli studiosi – la stessa proteina può essere espressa, a volte, da tratti diversi del DNA, sia pure in quantità diverse). Rispetto alle conoscenze che erano disponibili, lo studio dei ricercatori di Cambridge ha consentito di quadruplicare la quantità di informazioni sulle proteine del plasma. E questo database potrà diventare un punto di partenza di grande valore per identificare il percorso che porta alcuni tipi di proteine normali ad alterarsi, aprendo le porte alle diverse patologie. In particolare, gli studiosi hanno puntato l’attenzione sull’eczema e sulla malattia di Crohn, ma hanno anche scoperto, per esempio, che una proteina chiamata MMP12, da sempre associata ad alcune malattie polmonari, è legata anche a malattie cardiache e all’ictus, in modo speculare, opposto: alti livelli di MMP12, cioè, sembrano ridurre il rischio di patologie del polmone, aumentando, invece, quello dei problemi del cuore. Tutto questo, naturalmente, dovrà essere considerato con grande attenzione da chi studia i farmaci indirizzati verso la MMP12.

foto Hannah Burckstummer""