In Ricerca scientifica

Dopo molti anni di studi e di tentativi insoddisfacenti, la lotta contro i batteri che resistono ai normali farmaci potrebbe essere arrivata a un momento di svolta. Il merito è di un nuovo antibiotico, in sigla SCH-79797, messo a punto dai ricercatori dell’Università di Princeton (Stati Uniti), che hanno descritto le innovative qualità della sostanza in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Cell. L’SCH-79797 è infatti in grado di attaccare i batteri con due meccanismi d’azione contemporaneamente: sia dall’esterno, perforandone la parete, sia dall’interno, bloccando la produzione dei folati, molecole essenziali per loro (come per gli esseri umani). Dall’SCH-79797 è stata poi ottenuta una versione ancora più potente e sicura, subito ribattezzata irresistina-16, che si è rivelata molto efficace per debellare la famiglia dei batteri cosiddetti Gram-negativi, contro cui esistono pochi farmaci realmente utili, perché questi microrganismi sono protetti da una sorta di corazza (da quasi trent’anni, ormai, non vengono più approvate nuove classi di antibiotici per il trattamento dei Gram-negativi). I test con l’irresistina sono stati eseguiti contro uno dei batteri più difficili da combattere: un particolare ceppo del Neisseria gonorrhoeae (il batterio che provoca la gonorrea), impossibile da sconfiggere con gli antibiotici attualmente a disposizione (è nella lista – stilata dai Centers for Disease Control and Prevention – dei 5 batteri più pericolosi, contro i quali è urgente trovare nuove terapie). Sperimentata sugli animali da laboratorio, l’irresistina-16 ha fornito ottimi risultati.

Per verificare se questa nuova molecola tende a provocare resistenza, come purtroppo avviene molto spesso con altri antibiotici (in questi casi i batteri riescono a sviluppare con grande rapidità varianti genetiche che li rendono insensibili al farmaco), gli studiosi americani hanno utilizzato diversi metodi, cercando di misurare l’insorgenza di eventuali mutazioni, e poi, come prova definitiva, hanno messo a contatto i batteri di Neisseria gonorrhoeae con l’irresistina, in laboratorio, per ben 25 giorni: una vera enormità, se si pensa che di solito una generazione di batteri segue l’altra dopo 20 minuti e che quindi, in un tempo così lungo, ci sono stati milioni di possibilità di sviluppare resistenza. Ma non è avvenuto. Anche per tale motivo il farmaco è stato chiamato irresistina.

“Questo è il primo antibiotico in grado di colpire batteri Gram-positivi e Gram-negativi senza indurre resistenza – ha confermato Zemer Gitai, professore di biologia all’Università di Princeton e autore senior del documento. – Speriamo che il suo meccanismo d’azione sia generalizzabile, portando a nuovi e migliori tipi di antibiotici in futuro”.

Rispetto alla molecola “iniziale” (SCH-79797), l’irresistina-16 risulta circa mille volte più attiva sulle cellule batteriche, rispetto a quelle umane: condizione necessaria, naturalmente, per evitare conseguenze pericolose (per azzerare completamente, cioè, il rischio di uccidere il paziente prima di uccidere l’infezione…).

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