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La soluzione a uno dei grandi problemi della sanità mondiale, ovvero la crescente resistenza agli antibiotici da parte di molti tipi di batteri, potrà sopraggiungere anche dal mare e, in modo specifico, dalle spugne. Ne sono convinti i ricercatori della Florida Atlantic University (Stati Uniti), che per oltre 30 anni hanno raccolto – con appositi sommergibili e altre tecniche – questi e altri organismi marini lungo la costa orientale degli Stati Uniti, il Golfo del Messico, i Caraibi e le acque profonde europee e africane, creando un enorme archivio biologico, chiamato Harbor Branch Marine Microbial Collection (questa “collezione” contiene ben 19.000 diversi tipi di microrganismi marini, 11.000 dei quali trovati a più di 45 metri di profondità). Adesso i ricercatori hanno deciso di concentrare l’attenzione, in particolare, su 50 ceppi di attinomiceti, prelevati da spugne marine – quasi tutti rari, fra i circa 1.000 presenti nell’archivio biologico – e li hanno coltivati in laboratorio (gli attinomiceti sono batteri che vivono in molti ambienti diversi, anche fuori dal mare, e contengono molecole usate già oggi nella produzione di un gran numero di antibiotici).

Come riferisce la rivista scientifica Frontiers in Microbiology, gli studiosi hanno poi messo a contatto i 50 ceppi di attinomiceti con alcune delle specie batteriche più temute, quali il clostridium difficile, lo stafilococco resistente alla meticillina, la candida albicans e altri, insieme ad alcuni sali specifici introdotti per scatenare particolari reazioni. Hanno così scoperto che circa in un caso su due era possibile evidenziare un’attività antibatterica (prima sconosciuta) degli attinomiceti, con un effetto molto potente e diretto verso più di un tipo di microrganismo.

«I prodotti naturali marini rappresentano una fonte sempre più interessante di nuovi agenti antinfettivi – ha confermato Peter McCarthy, docente alla Florida Atlantic University. – Stiamo lavorando per identificare nuove molecole e potenziali, nuovi farmaci».

""foto Evento: Uno sguardo nuovo sull’evoluzione