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L’Organizzazione Mondiale della Sanità ci segnala che oggi la depressione è la prima causa di disabilità a livello globale, più del cancro e dei problemi cardiaci.

E’ un dato sorprendente, ma non certo inspiegabile: in un momento storico di profondissimi cambiamenti tecnologici, politici ed economici, la risposta istintiva di tante persone è quella di irrigidirsi di fronte alla complessità, arrivando a bloccare e a negare le proprie emozioni.

Questa strategia difensiva ha però un costo molto alto. A ricordarcelo, in una memorabile TED Conference, è Susan David, psicologa della Harvard Medical School:  

“Il modo in cui affrontiamo il nostro mondo interiore guida tutto. Interpretare in maniera convenzionale le emozioni come buone o cattive, positive o negative, è un atteggiamento rigido. E la rigidità di fronte alla complessità è deleteria. La ricerca sulla soppressione emotiva mostra che quando le emozioni vengono accantonate o ignorate, si rafforzano. Gli psicologi la chiamano amplificazione”.  

Come ha ricordato David in una recente intervista, dal punto di vista cognitivo e comportamentale c’è un paradosso: chi è bersagliato da un eccesso di informazioni tende a chiudersi e a focalizzarsi su quella che pensa sia la risposta, riducendo la propria capacità di integrare le informazioni.

Questo fenomeno ha importanti ricadute non solo nella nostra vita privata, ma anche in quella professionale. E chiama direttamente in causa chi ha il compito di guidare i team e le organizzazioni.

Il ragionamento è semplice: l’innovazione viene dalle persone, persone che devono essere nelle condizioni di poter esercitare le proprie capacità di sintesi ed esprimere la loro creatività. Persone che vanno aiutate a coltivare la propria agilità emotiva.

“Quando alle persone è permesso provare la loro verità emozionale, il coinvolgimento, la creatività e l’innovazione fioriscono nell’organizzazione. Diversità non è solo persone, è anche cosa c’è dentro le persone. Includendo la diversità di emozione”. 

Il primo passo da compiere è quello di accettare e accogliere tutte le emozioni che si provano, anche quelle negative. Senza rifugiarsi in una falsa positività:

“Solo le persone morte non si stressano, non hanno mai i cuori spezzati, non provano mai la delusione che viene col fallimento. Le emozioni pesanti fanno parte del nostro contratto con la vita. Non si riesce ad avere una carriera significativa o crescere una famiglia o rendere il mondo un posto migliore senza stress e disagio. Il disagio è il prezzo di ammissione a una vita che abbia senso”.

Ma l’agilità emotiva va oltre alla semplice accettazione delle emozioni:

“Le emozioni sono dati, non sono direttive. Possiamo accettare e analizzare le nostre emozioni per il loro valore, senza aver bisogno di ascoltarle. Possediamo le nostre emozioni, non sono loro a possedere noi”. 

Le emozioni ci raccontano come stanno andando le cose. Ma non devono dirigerci, altrimenti resteremmo in balia della nostra reattività. Non dobbiamo agire guidati dalle nostre emozioni, ma dai nostri valori.

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