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“7 brevi lezioni di Fisica” di Carlo Rovelli è un caso editoriale. Uscito nell’ottobre del 2014, ha venduto oltre 300.000 copie solo in Italia ed è stato tradotto in decine di Paesi in tutto il mondo. È un libro breve, sintetico, scritto con uno stile molto piacevole. Un libro che spiega in maniera semplice, anche (e soprattutto) a chi è digiuno di Fisica, fenomeni complessi come la legge della Relatività di Einstein e la Meccanica quantistica.

Nella videointervista in cui parla del suo libro, Rovelli rimane fedele al proprio stile e dichiara:

Cos’è il tempo? La risposta finale non ce l’abbiamo ancora. Al momento possiamo dire che il tempo è un contare il cambiamento delle cose. Io credo che il tempo non esista di per sé, ma esista soltanto quando qualche cosa cambia. Il tempo è legato al modo in cui ci relazioniamo allo spazio e le cose si relazionano l’una con l’altra.

Questo tipo di comprensione del mondo – rileva Rovelli – è fondamentale per la tecnologia in cui viviamo. E’ Fisica, non Filosofia. E ha una ricaduta pratica immediata sulle nostre vite. Per esempio, riusciamo a far funzionare i computer tramite i semiconduttori proprio perché conosciamo la meccanica quantistica.

In questo Universo, regolato da leggi tanto complesse quanto affascinanti – che comprendiamo solo in parte – cosa rimane agli esseri umani?

Rimane tutto. Facciamo un errore se pensiamo di essere al di fuori della Natura. Siamo governati dalle leggi della Natura, che in gran parte dobbiamo capire meglio. Siamo un pezzo della Natura.

Oltre che di relatività e meccanica quantistica, “7 brevi lezioni di Fisica” parla del cosmo, di particelle elementari, di gravità, di buchi neri e del ruolo dell’uomo. Con le sue argomentazioni affascinanti e uno stile sempre fluido, riesce a trasmettere al lettore l’idea vertiginosa che facciamo parte di una realtà dove tutte le cose – noi compresi – sono interconnesse e concatenate fra loro. Un concetto che, sorprendentemente, Rovelli scoprirà qualche anno più tardi in un filosofo buddhista vissuto 18 secoli fa in India, Nagarjuna.

“Il pensiero di Nagarjuna è centrato sull’idea che nulla abbia esistenza in sé. Tutto esiste solo in dipendenza da qualcosa d’altro, in relazione a qualcosa d’altro. Il termine usato da Nagarjuna per descrivere questa mancanza di essenza propria è ‘vacuità’: le cose sono ‘vuote’ nel senso che non hanno realtà autonoma, esistono grazie a, in funzione di, rispetto a, dalla prospettiva di, qualcosa d’altro”.

Questa prospettiva aiuta a pensare in maniera coerente la meccanica quantistica, dove gli oggetti sembrano esistere solo influenzando altri oggetti.

“Nagarjuna non sapeva nulla di quanti, ovviamente, ma nulla vieta che la sua filosofia possa offrire pinze utili per fare ordine in scoperte moderne. La meccanica quantistica non quadra con un realismo ingenuo, materialista o altro; ancora meno con ogni forma di idealismo. Come comprenderla? Nagarjuna offre uno strumento: si può pensare l’interdipendenza senza essenze autonome. Anzi l’interdipendenza – questo è il suo argomento chiave – richiede di dimenticare essenze autonome. La fisica moderna pullula di nozioni relazionali, non solo nei quanti: la velocità di un oggetto non esiste in sé, esiste solo rispetto a un altro oggetto; un campo in sé non è elettrico o magnetico, lo è solo rispetto ad altro, e così via. Forse un antico pensatore indiano ci offre qualche strumento concettuale in più per districarci… E’ sempre dagli altri che si impara, dal diverso: e nonostante millenni di dialogo ininterrotto, Oriente e Occidente hanno ancora cose da dirsi. Come nei migliori matrimoni”.

Forse il successo di Rovelli, il fascino del suo modo di fare divulgazione scientifica, risiede proprio in questa idea di cultura come scambio di saperi, dove per comprendere la realtà che ci circonda c’è bisogno di unire Oriente e Occidente e far dialogare ogni campo della conoscenza, dalla filosofia, alla matematica, alla letteratura.

In una sua recente intervista (Corriere Innovazione, 26 ottobre 2018) ha dichiarato:

“Non è che la fisica sia importante per la vita quotidiana. Si vive benissimo anche senza conoscere la meccanica quantistica, si può essere dei bravissimi ingegneri o medici. Lo stesso vale per la storia o la filosofia. Eppure… Eppure non si diventa una persona completa senza conoscere anche la scienza, o senza leggere romanzi.

E conclude:

Per imparare, la noia deve lasciare il posto alla meraviglia.

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