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Anche l’intelligenza artificiale può cadere in depressione, o avere allucinazioni, come succede al cervello umano? La domanda è molto meno bizzarra di quanto potrebbe sembrare, secondo Zachary Mainen, neuroscienziato del Champalimaud Centre for the Unknown, istituto di ricerca oncologica e neurologica di Lisbona, in Portogallo, che studia appunto gli aspetti meno usuali delle macchine capaci di apprendere.

Intervistato dalla rivista Science, in occasione di un incontro internazionale di cibernetica che si è svolto a New York, Mainen ha spiegato che la depressione e anche certi tipi di allucinazioni sembrano dipendere, negli esseri umani, da un alterato funzionamento di una molecola chiamata serotonina. Questa sostanza, in realtà, svolge anche un ruolo fondamentale in moltissime altre attività positive per il cervello, e dunque è possibile che venga “copiata”, per così dire, dai sistemi di intelligenza artificiale applicati alle neuroscienze. Ma, a questo punto, le “macchine” potrebbero poi entrare in crisi (in depressione) se l’equivalente computerizzato della serotonina funzionasse male.

L’intelligenza artificiale, ha continuato Mainen, “vede” la serotonina e altri neurotrasmettitori, a partire dalla dopamina, come “manopole di controllo”, e segue modelli simili. Se queste manopole si inceppano, anche l’intelligenza artificiale potrebbe andare incontro a problemi “neurologici”.

La serotonina, ha aggiunto Mainen, è coinvolta fortemente nelle situazioni in cui la realtà cambia all’improvviso, e in modo radicale. In questi casi, gli esseri umani che producono (o utilizzano, per una serie di problemi) scarse quantità di serotonina non riescono ad adeguarsi in modo efficiente, e scivolano nella depressione. Ma anche una macchina potrebbe seguire meccanismi alterati simili, andando incontro a frustrazioni, depressioni e altre manifestazioni, in seguito all’incapacità di adattarsi a situazioni inedite con una propria plasticità.

La scienza che studia questi aspetti dell’intelligenza artificiale è solo agli esordi, e occorreranno ancora moltissimi studi prima di delineare con precisione i problemi (e i possibili rimedi). Ma una porta è ormai aperta…

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