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Un nuovo filone di studi potrebbe offrire soluzioni del tutto inedite alla lotta contro il cancro: è quello che punta a scardinare i ritmi circadiani delle cellule malate (i cicli circadiani, lo ricordiamo, sono l’”orologio interno” degli organismi, ma anche delle singole cellule). A suggerirlo è uno studio pubblicato sulla rivista Science Advance dai ricercatori del Nagoya University’s Institute of Transformative BioMolecules (Giappone) e dell’USC Michelson Center for Convergent Bioscience dell’Università della California del Sud, che hanno cercato di ritorcere contro il tumore una delle caratteristiche tipiche del tumore stesso: la sua capacità di modificare i ritmi dell’organismo “ospite”, in base alle proprie esigenze di crescita. È noto da tempo, infatti, che i tumori alterano profondamente l’andamento delle normali funzioni regolate in base ai ritmi circadiani (fra cui, negli esseri umani, il ciclo veglia-sonno), perché il loro metabolismo è molto accelerato rispetto a quello delle cellule sane e richiede un funzionamento diverso da quello dei tessuti non malati.

I ricercatori hanno utilizzato una molecola sperimentale chiamata GO289, che colpisce specificamente un enzima (CK2) molto coinvolto nei cicli circadiani e nell’attività di quattro proteine fondamentali per la crescita e la sopravvivenza delle cellule, e sono riusciti così a interferire con la vita stessa delle cellule neoplastiche. In base a quanto osservato nei test in laboratorio condotti su cellule di osteosarcoma (tumore delle ossa), la molecola GO289 rallenta i cicli delle cellule tumorali, senza modificare quelli delle cellule sane, e questo impedisce al tumore di crescere e di dare inizio alla metastatizzazione. Effetti del tutto simili si vedono anche su cellule di carcinoma renale, a riprova dell’importanza della regolazione dei ritmi circadiani, e anche a supporto dell’idea che lo stesso meccanismo possa essere sfruttato, in futuro, contro altri tipi di cellule neoplastiche.

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