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Una nuova speranza per il recupero della funzionalità delle mani dopo un trauma al midollo spinale arriva dai ricercatori del King’s College di Londra, che hanno descritto sulla rivista Brain i buoni risultati ottenuti, negli animali da laboratorio, grazie a un particolare tipo di terapia genica. Come funziona? Quando il midollo spinale, che è contenuto all’interno del canale vertebrale, subisce un danno (in seguito, per esempio, a un incidente stradale o una caduta), si formano quasi subito vaste aree di tessuto cicatriziale (simili a quelle delle comuni cicatrici), che spesso impediscono ai nervi lesionati di ricrescere regolarmente e di raggiungere le zone in cui dovrebbero portare gli stimoli in arrivo dal cervello. Da qui derivano le paralisi (che variano a seconda del punto in cui viene lesionato il midollo), o comunque situazioni che rendono difficili i movimenti (la maggior parte delle lesioni traumatiche del midollo spinale, negli uomini, si verifica a livello del collo, e questo può provocare la paralisi anche di tutti e quattro gli arti).

Uno degli agenti responsabili di questa cicatrizzazione “sbagliata”, e del conseguente blocco degli impulsi nervosi, è la condroitina, una proteina che – secondo diversi studi – può essere disattivata tramite un enzima chiamato condroitinasi. Proprio su questo enzima i biologi inglesi hanno puntato l’attenzione: utilizzando sugli animali da laboratorio tecniche molto sofisticate, sono riusciti a far arrivare nelle cellule delle zone danneggiate un gene (un tratto di DNA) capace di indurre la produzione della condroitinasi e, dunque, di bloccare la condroitina e la conseguente crescita del tessuto cicatriziale. In più, i ricercatori hanno anche trovato il modo, tramite la somministrazione di un antibiotico, per attivare solo nei momenti desiderati quel gene (la condroitina non può essere bloccata in modo continuativo, perché è una componente fondamentale anche del tessuto connettivo, cioè del tessuto che sostiene gli altri tipi di tessuto, e questo sarebbe incompatibile con la vita). Ebbene, gli animali trattati con questa nuova terapia genica hanno recuperato parte della funzionalità motoria delle zampe anteriori (equivalenti alle mani negli uomini): funzionalità che era andata perduta in seguito a traumi indotti dagli stessi ricercatori. Gli animali sono riusciti ad afferrare con precisione alcuni granuli di zucchero, senza evidenti effetti collaterali.

Nonostante i risultati positivi, questa tecnica non è ancora pronta per la sperimentazione sull’uomo, perché restano aperti diversi problemi legati alla sicurezza. Ma nuovi studi verranno avviati per cercare di risolvere queste difficoltà.

Foto David Chalmersspugne marine