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Di Ebola, il pericoloso virus che ciclicamente si ripresenta in alcune zone dell’Africa e miete un elevato numero di vittime, finora si conoscevano cinque ceppi, tre dei quali – Bundibugyo, Sudan e Zaire – associati alle infezioni nell’uomo (in particolare, il ceppo Zaire è il responsabile dell’epidemia che ha funestato l’Africa occidentale tra il 2013 e il 2016, e di quella in corso attualmente nella Repubblica Democratica del Congo). Nei mesi scorsi un sesto ceppo, chiamato Bombali, è stato isolato nella saliva e nelle feci dei pipistrelli (serbatoi naturali di molti di questi virus) della Sierra Leone. Ora, però, lo stesso virus è stato individuato in un diverso tipo di pipistrelli provenienti dall’Angola, e catturati (a scopo scientifico) in Kenya, a circa 6.000 chilometri dalla Sierra Leone, in una zona dove, finora, non era mai stato trovato alcun animale che ospitasse un virus Ebola.

Nel darne notizia sulla rivista scientifica Emerging Infectious Diseases, pubblicata dai Centers for Disease Control and Prevention statunitensi, un’équipe di ricercatori delle Università di Helsinki e di Nairobi ha riferito che la concentrazione del virus era alta nei tessuti dei pipistrelli scoperti in Kenya, a riprova di un’infezione molto attiva. Questi animali, in ogni caso, producono quantità massicce di anticorpi specifici, che permettono loro di non soccombere e di convivere senza danni (così facendo, i pipistrelli funzionano, però, da serbatoio per Ebola).

Secondo i ricercatori, il ceppo Bombali non sembra capace di infettare l’uomo, come confermano i test effettuati sulle persone che si sono presentate con una sindrome febbrile negli ospedali della zona dove è stato isolato il virus. Ma il rischio di salto di specie (la temuta “spillover infection”, come dicono i tecnici) è sempre presente, e per questo la situazione viene monitorata attentamente, cercando di tenere sotto controllo la “geografia” del virus senza danneggiare, nello stesso tempo, i pipistrelli, perché esercitano una preziosissima funzione nella lotta agli insetti pericolosi quali la zanzara aedes aegypti, che veicola numerose malattie, come la febbre gialla, la dengue e altre.

È importante esaminare il maggior numero possibile di pipistrelli e studiare i virus che questi animali ospitano – commentano i ricercatori – per cogliere il prima possibile eventuali cambiamenti che possano danneggiare gli uomini. Più informazioni si raccolgono, maggiori sono le possibilità di creare vaccini e farmaci efficaci contro le febbri emorragiche innescate da Ebola.

Ma come ha fatto il virus a raggiungere il Kenya, visto che i pipistrelli non sono in grado di volare per 6.000 chilometri? Probabilmente, aggiungono gli esperti, il virus Ebola esiste da molto più tempo di quanto si sia immaginato fino a ora (l’idividuazione del virus risale solo a pochi decenni fa) e ha un bacino di trasmissione, nel mondo animale, più ampio del previsto.

plasma reactorBarbara Mazzolai