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C’è un modo alla portata di tutti per rinforzare le difese immunitarie: ridurre drasticamente il consumo di sale, che in Occidente è, in media, il doppio rispetto a quanto consigliato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Secondo l’OMS, infatti, non bisognerebbe assumerne più di 5 grammi al giorno, pari a un cucchiaino da tè raso, ma i dati della maggior parte dei Paesi occidentali dimostrano da anni che il quantitativo medio è doppio (per esempio i tedeschi ne assumono in media 10 grammi se uomini, 8 se donne, e gli italiani 10,9 e 8,6, rispettivamente).

Un eccesso di sale (cloruro di sodio) è un sicuro fattore di rischio per ictus, infarti, patologie cardio e cerebrovascolari in genere (ormai si sa da tempo). Ma il sale andrebbe ridotto, dicevamo, anche perché tende a indebolire le difese immunitarie, come hanno dimostrato i ricercatori dell’Università di Bonn (Germania), nell’ambito di uno studio pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine. Gli studiosi tedeschi hanno eseguito una prima serie di test sugli animali da laboratorio, sottoponendoli a una dieta con alti livelli di sale, e poi infettandoli con i batteri Escherichia coli e Listeria. Ebbene, gli animali hanno accumulato, nella milza e nel fegato, concentrazioni di batteri da 100 a 1.000 volte superiori rispetto a quelle ritenute normali, perché il sistema immunitario non è riuscito a contrastarne la replicazione. Inoltre, hanno impiegato più tempo a guarire dalle infezioni causate dai due germi nel tratto urinario e, più in generale, in tutto l’organismo.

Questi dati sono poi stati confermati anche su volontari umani. In particolare, dieci donne e uomini, di età compresa tra i 20 e i 50 anni, sono stati sottoposti per sette giorni a una dose quotidiana di sei grammi di sale in più oltre a quello introdotto normalmente (sei grammi equivalgono al sale che si assumerebbe con due pasti classici da fast food, composti da patatine fritte e hamburger). Al termine della settimana, i ricercatori hanno prelevato campioni del loro sangue e li hanno messi a contatto con una serie di agenti patogeni, allo scopo di verificare la capacità di reazione dei granulociti, elementi fondamentali del sistema immunitario. Come atteso, i granulociti si sono rivelati molto meno efficienti rispetto a quelli isolati dalle stesse persone prima dell’assunzione della dose aggiuntiva di sale. Oltre a questo, i glucocorticoidi, come il cortisolo (sostanze con una forte capacità immunodepressiva), sono risultati più alti del normale nel sangue dei volontari.

Restano ancora diversi aspetti da chiarire, su questo indebolimento del sistema immunitario, e va ricordato che i ricercatori tedeschi non hanno eseguito test con agenti virali. Ma i dati forniscono, comunque, un ulteriore buon motivo per dimezzare o ridurre di molto il sale assunto ogni giorno.

Un’ultima consderazione: il lavoro dei ricercatori di Bonn “corregge” una serie di altri studi eseguiti a livello internazionale che, in passato, avevano messo in evidenza, invece, il potere anti-batterico del sale, nel caso di infezioni della pelle (la pelle è la zona dell’organismo in cui il sale in eccesso viene accumulato, nell’attesa dello smaltimento). L’azione positiva, hanno dimostrato gli studiosi tedeschi, riguarda solo la pelle, appunto. Per il resto dell’organismo, gli effetti sono negativi.

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