In Donne da Nobel

Rita, la pioniera della neurobiologia

Rita Levi-Montalcini è stata la prima donna a essere ammessa all’Accademia Pontificia e l’unica italiana a ricevere il Premio Nobel per la Medicina, nel 1986.

Nella motivazione del Premio si legge: “La scoperta del Nerve Growth Factor (NGF) all’inizio degli anni Cinquanta è un esempio affascinante di come un osservatore acuto possa estrarre ipotesi valide da un apparente caos. In precedenza, i neurobiologi non avevano idea di quali processi intervenissero nella corretta innervazione degli organi e tessuti dell’organismo”.

La storia di Rita

A me nella vita è riuscito tutto facile. Le difficoltà me le sono scrollate di dosso, come acqua sulle ali di un’anatra

[Rita Levi-Montalcini]

 

Rita Levi Montalcini nacque nel 1909 a Torino in una famiglia ebrea: il padre, Adamo Levi, era ingegnere elettrotecnico e matematico, la madre, Adele Montalcini, pittrice.

Entrambi i genitori erano molto colti e instillarono nei figli il loro apprezzamento per la ricerca intellettuale. Tuttavia, secondo i dettami tipici della morale vittoriana, in casa tutte le decisioni erano prese dal capofamiglia, che non concepiva l’idea di una carriera professionale per le proprie figlie.

Nel 1930, nonostante il parere contrario del padre, Rita si iscrisse alla facoltà di Medicina all’Università di Torino, dove nel 1936 si laureò con il massimo dei voti. Da notare che tra i colleghi universitari e amici di Rita c’erano altri due futuri premi Nobel per la Medicina, Salvador Luria e Renato Dulbecco: tutti e tre furono studenti del famoso istologo Giuseppe Levi.

Nel 1938, in seguito alle leggi razziali emanate in Italia che vietavano agli ebrei di frequentare e di insegnare nelle Università, Rita andò per un breve periodo a Bruxelles. Rientrata a Torino, decise di continuare a fare ricerca, attrezzando un piccolo laboratorio clandestino nella propria camera da letto.

Finita la guerra, Rita si trasferì negli Stati Uniti dove realizzò gli esperimenti fondamentali che nel 1954 la condussero, insieme al biochimico Stanley Cohen, a individuare il Nerve Growth Factor (NGF), una proteina fondamentale per lo sviluppo del sistema nervoso. Per questa scoperta, nel 1986 Rita e Stanley ricevettero il Premio Nobel.

Il conseguimento del Nobel non affievolì la carica dinamica e l’entusiasmo di Rita ma, se possibile, la rafforzarono ulteriormente, spingendola a dedicarsi con grande passione a temi sociali importanti come l’istruzione delle donne e delle studentesse africane, la promozione della ricerca scientifica tra i giovani delle regioni italiane più svantaggiate, la lotta contro la discriminazione, il razzismo e la povertà.

Nel 2001 Rita venne nominata senatrice a vita della Repubblica italiana. Nel 2002 fondò l’EBRI (European Brain Research Institute) un istituto internazionale di ricerca interamente dedicato alle neuroscienze.

Morì a Roma nel 2012, all’età di 103 anni.

La sua personalità

Il corpo faccia quello che vuole. Io non sono il corpo: sono la mente.

 [Rita Levi-Montalcini]

 

Rita si è sempre considerata una libera pensatrice e ha rinunciato per scelta ad avere un marito e a una famiglia per dedicarsi interamente alla scienza.

Dotata di grande personalità, immensa tenacia e straordinaria vitalità, Rita non trovava giusto vivere solo per la ricerca e l’insegnamento, perché era convinta che uno scienziato dovesse occuparsi anche di problemi di natura etica e sociale.

Dopo il conseguimento del premio Nobel, uno dei suoi obiettivi divenne quello di incoraggiare una rete internazionale di solidarietà femminile che lottasse contro l’ingiustizia e il razzismo, in modo che le donne di tutto il mondo diventassero più sicure di sé e assumessero le redini della propria vita.

Nel 2008 presentò con queste parole il suo libro Le tue antenate. Donne pioniere nella società e nella scienza dall’antichità ai giorni nostri scritto con Giuseppina Tripodi:

 

Ho scritto un libro dedicato ai ragazzi, l’ho pubblicato con una casa editrice per giovani. Ne sono fiera. L’abbiamo intitolato ‘Le tue antenate’. Parla di donne pioniere. Quelle che hanno dovuto lottare contro pregiudizio e maschilismo per entrare nei laboratori, che hanno rischiato di vedersi strappare le loro fondamentali scoperte attribuite agli uomini, che si sono fatte carico della famiglia e della ricerca.

[Rita Levi-Montalcini]

Le sue ricerche

Nel 1947, Rita accettò l’invito del neuroembriologo Viktor Hamburger di recarsi negli Stati Uniti presso la Washington University di Saint Louis per continuare le sue ricerche. A quel tempo la neurobiologia non esisteva ancora come disciplina e fu proprio grazie al suo lavoro che vennero gettate le basi per questa nuova branca della scienza.

Nel 1952 Rita, assieme al biochimico Stanley Cohen, riuscì a isolare una sostanza raccolta dai tumori nei topi che causava una vigorosa crescita del sistema nervoso negli embrioni di pollo.

I due ricercatori continuarono a lavorare alacremente e arrivarono a scoprire il fattore di crescita nervoso (NGF), una proteina presente sia nel sistema nervoso sia in altre parti del corpo umano, essenziale nello sviluppo dei neuroni durante il periodo embrionale e con un ruolo chiave nella sopravvivenza delle cellule nervose.

La scoperta del NGF si è rivelata di fondamentale importanza per la cura delle patologie neurovegetative e per una migliore comprensione dello sviluppo del sistema nervoso, della sua differenziazione e della sua possibilità di rigenerazione.

 


 

Scopri le altre storie di donne che hanno cambiato la storia della medicina

 

nina-chhita_portraitNina Chhita è l’artista e l’illustratrice dell’account Instagram @nina.draws.scientists, i cui soggetti di predilezione sono le donne: scienziate contemporanee e pioniere. L’avventura inizia con l’intento di far scoprire figure storiche e, in quanto scienziata lei stessa, gravitanti attorno al mondo scienza. Da allora sono stati scritti articoli su BBC news e Mental Floss. I suoi capolavori sono apparsi sui social media dell’Università di Oxford, dell’Università di Bath, Dementias Platform UK e in un video YouTube di Vanessa Hill. Nina vive a Vancouver dove lavora come scrittrice medica creando contenuti educativi per gli operatori sanitari.

cellule CAR Tcarne coltivata