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Cattive notizie per il nostro Pianeta: solo il 23% della superficie terrestre (esclusa l’Antartide) si può considerare ancora selvaggio, incontaminato, cioè senza segni pesanti dell’attività umana. Questa percentuale scende addirittura al 13%, se consideriamo i mari. Tali dati, preoccupanti, emergono da un ampio studio internazionale pubblicato dalla rivista Nature, con un titolo che non lascia dubbi: Salvare le ultime zone selvagge. Soltanto dal 1993 al 2009, scrivono i ricercatori, sono andati persi più di 3,3 milioni di chilometri quadrati (una zona più grande dell’India), per l’arrivo di insediamenti umani, agricoltura, miniere e altre attività economiche. E questa tendenza non sembra fermarsi.

I territori e le acque ancora vergini appartengono per il 94% del totale a un numero ristretto di Paesi – 20 – e questo fatto, di per sé, potrebbe rendere più agevoli gli interventi di “protezione” (che non andrebbero frammentati, quindi, in troppi angoli diversi del mondo), qualora ve ne fosse la volontà politica. In realtà, cinque Paesi (Russia, Stati Uniti, Brasile, Canada e Australia) detengono, da soli, ben il 70% degli ecosistemi ancora intatti. Ma solo Australia e Canada, in questo momento, sembrano intenzionati ad attuare un incisivo programma di protezione ambientale. Eppure, sarebbe davvero importantissimo salvaguardare le ultime zone incontaminate del Pianeta, perché funzionano da serbatoi di quella biodiversità che è fondamentale anche per le zone sviluppate, e agiscono anche da straordinari “smaltitori” dell’anidride carbonica (CO2) in eccesso, che viene liberata nell’atmosfera dalle attività industriali delle restanti parti del mondo.

Lo studio del team internazionale è stato pubblicato pochi giorni prima di un appuntamento significativo: il quattordicesimo incontro mondiale sulla biodiversità – la Conference of the Parties to the Convention on Biological Diversity (CBD) – che si svolgerà a Sharm-el Sheyk, in Egitto, dal 17 al 20 novembre, con la partecipazione dei rappresentanti di numerosi Paesi, e di organizzazioni intergovernative come la International Union for Conservation of Nature (IUCN). Un altro appuntamento da tenere in considerazione è la conferenza sui cambiamenti climatici patrocinata dalle Nazioni Unite, che avrà luogo a Katowice, in Polonia, dal 2 al 14 dicembre.

Gli autori dello studio pubblicato su Nature hanno lanciato un appello affinché tutti coloro che hanno competenza in materia prendano parte agli incontri e uniscano gli sforzi per la conservazione totale di ciò che ancora è incontaminato. Una quota, dicevamo, sempre più ridotta: se consideriamo i mari, per esempio, quasi solo le zone polari, ormai, sono libere dalla pesca industriale e dall’inquinamento diffuso.

partecipanti e relatori evento IBSA let's scienza lugano 2018Foto Neuroni