In Storie contagiose

La disinformazione sul Coronavirus e la diffusione di fake news possono avere conseguenze molto gravi sulla vita delle persone. Questa consapevolezza si sta facendo strada fra i giovani di tutto il mondo, come dimostra la storia di Nelson Kwaje, un giovane di 28 anni che vive nel Sud Sudan, uno degli stati più poveri del pianeta e teatro di una lunga e sanguinosa guerra civile.

Nelson è direttore del programma Defy Hate Now, un’organizzazione con sede nel Sud Sudan (e uffici anche in Camerun, Kenya, Sudan ed Etiopia) che promuove la cultura digitale tramite corsi di formazione sociale sull’alfabetizzazione mediatica e agisce contro l’incitamento online alla violenza e la diffusione di messaggi d’odio tramite i social media.

Forte di questa esperienza importante e delle sue notevoli competenze tecnologiche (è un programmatore software), Nelson ha contribuito ad avviare il collettivo #211CHECK, una community digitale composta da giovani competenti in varie discipline che, usando l’hashtag #COVID19SS, lavora per diffondere un’informazione corretta e fornire indicazioni accurate sulle misure di prevenzione del Covid-19 adottate in Sud Sudan.

#211Check svolge un ruolo fondamentale nel segnalare quali sono le fake news, i rimedi contestati, le cure senza base scientifiche e le immagini che potrebbe confondere e fuorviare il pubblico. Oltre al web e ai social media, il campo d’azione di #211Check si estende alla radio, in modo da raggiungere quante più persone possibile in una regione dove l’accesso alla rete Internet rimane ancora molto limitato.

Come abbiamo visto nella #storiacontagiosa di Inés Yabar, i network di informazione e solidarietà creati dai giovani stanno diventando uno strumento importantissimo per contrastare la diffusione del Covid-19 nel mondo. E rappresentano una risorsa preziosa da utilizzare per il futuro, a supporto delle politiche di sanità pubblica.

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