Rendere gli organi umani trasparenti, in senso letterale, per comprendere fin nei più piccoli dettagli la loro architettura e trovare terapie più efficaci, ma anche, in futuro, per ricostruire con particolari stampanti 3D le zone lesionate, o l’intero organo (da destinare ai trapianti).

Questo promette di fare una tecnica innovativa messa a punto dai ricercatori di tre importanti istituti di Monaco di Baviera (Germania): lo Helmholtz Zentrum, la Ludwig Maximilians Universität e la Technische Universität. I risultati dello studio sono stati pubblicati dalla rivista scientifica Cell. I ricercatori hanno illustrato il loro lavoro anche in un video, molto chiaro, disponibile su YouTube.

Finora nessuno era riuscito in una simile impresa, perché i detergenti che si impiegano per lo stesso scopo quando si studiano gli organi degli animali da laboratorio (riuscendo, in molti casi, a renderli trasparenti), non funzionano altrettanto bene negli organi umani (prelevati da cadaveri), a causa della complessità dei tessuti e della massiccia presenza di molecole insolubili, che si sono stratificate in decenni di vita.

Gli studiosi hanno cercato, allora, una sostanza che fosse in grado di praticare piccole aperture nelle pareti esterne, in modo da creare un “varco” verso l’interno. Hanno sperimentato diversi composti, e trovato che un detergente chiamato CHAPS fa esattamente questo e, una volta penetrato, rende l’organo trasparente alla luce.

Quindi hanno realizzato un microscopio laser a elevata risoluzione, per acquisire le immagini, e lo hanno collegato a un sistema di intelligenza artificiale (deep learning) in grado di ricostruire sul computer la struttura in 3D di centinaia di migliaia di cellule che compongono organi complessi come il pancreas, il rene, o la tiroide.

Il prossimo passaggio di questa tecnica, ribattezzata SHANEL (Small-micelle-mediated Human orgAN Efficient clearing and Labeling), potrebbe essere, come dicevamo, il collegamento delle informazioni così ottenute con una biostampante in 3D, per rigenerare le parti danneggiate di un organo, ma anche per studiare nuove terapie più “precise” di quelle attuali, perché progettate su una visione dettagliatissima dell’organo interessato.

Frontiere-immagine post, distrofia di Duchenne