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C’è un ostacolo che renderà particolarmente difficili e rischiosi i viaggi degli astronauti dalla Terra a Marte: gli effetti dell’assenza di gravità e delle radiazioni cosmiche sul sistema immunitario, che sono probabilmente peggiori di quanto ipotizzato finora. Lo suggerisce uno studio pubblicato sul Journal of Applied Physiology dai ricercatori delle Università dell’Arizona, del Texas, della Louisiana e del NASA-Johnson Space Center, che hanno esaminato l’andamento di una delle “categorie” di linfociti più importanti per la difesa dalle infezioni virali e dai tumori, quella dei cosiddetti Natural Killer (NK), nel sangue di sei astronauti rimasti nella Stazione Spaziale Internazionale per sei mesi.

Il sangue degli astronauti è stato prelevato prima della partenza, a più riprese durante la permanenza nello spazio e, infine, al loro ritorno sul nostro Pianeta, e poi confrontato con quello di colleghi che erano rimasti sulla Terra. Ebbene, gli studiosi hanno visto che già dopo 90 giorni l’efficacia dei linfociti NK contro le cellule potenzialmente leucemiche risultava ridotta del 50% rispetto a quella degli NK degli astronauti rimasti a terra, e anche rispetto ai linfociti degli stessi astronauti nel sangue prelevato prima della partenza.

Oltre a questo, si è visto che il cambiamento negli NK è più marcato negli astronauti che affrontano la prima missione, mentre è meno potente in coloro che hanno già vissuto periodi prolungati di assenza di gravità, probabilmente perché i giovani astronauti sono più stressati quando devono affrontare il “battesimo” nello spazio rispetto a quanto non accada ai veterani, che sanno già di che cosa si tratta – e lo stress, come si sa, ha una pesante influenza sul sistema immunitario.

Ora le ricerche continueranno per capire esattamente che cosa provochi la perdita di efficacia degli NK (la microgravità? Lo stress? L’età? Le radiazioni cosmiche?). E solo quando verranno chiariti tutti i motivi della débâcle del sistema immunitario si potranno iniziare a studiare rimedi specifici, molto importanti in previsione di missioni – come quelle verso Marte, programmate per il 2030 – che probabilmente dureranno non meno di tre anni. Anche se le astronavi sono ambienti quasi sterili, ogni uomo porta con sé milioni di virus e batteri e, talvolta, cellule tumorali che, se non contrastati da un sistema immunitario efficiente, potrebbero mettere in serio pericolo la salute degli astronauti.

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