In Storie contagiose

L’emergenza Coronavirus, lo sappiamo, ha cambiato radicalmente la vita di tutti noi. Quasi sempre per necessità, qualche volta per scelta. È il caso di Maxime Mbandà, giocatore delle Zebre Rugby di Parma  e della Nazionale italiana, che si è tolto la sua maglia da rugbista per indossare quello di volontario nelle ambulanze.

Sono passato dalla maglia da rugby all’indossare tutti i dispositivi di sicurezza del caso, per entrare in contatto con i medici e gli infermieri sottoposti a grandissimo stress. Quando mi sono unito alla Croce Gialla di Parma pensavo di dover portare cibo e medicine agli anziani, e invece mi sono ritrovato a trasferire i pazienti positivi da un ospedale all’altro, ad aiutare con le barelle o con le sedie a rotelle e a tenere l’ossigeno“.

Per tutta la durata di questa partita così difficile Maxime ha dato tutto sé stesso, consapevole che il suo contributo consentiva a medici, rianimatori e infermieri un attimo di respiro e un momento di riposo che potevano essere cruciali.

Sui suoi canali social ha scritto:

“Sono stati i 70 giorni più impegnativi della mia vita. Ho trasportato più di 100 pazienti, fatto turni massacranti dove pranzavo alla sera, perché non potevo togliermi quella tuta per non rischiare di contagiarmi finché non venivo sanificato. Mi sono fatto una promessa prima di entrare per la prima volta su un’ambulanza e ho cercato di rispettarla: volevo essere in servizio il più possibile e mi sentivo addirittura in colpa quando non ero in Croce Gialla ad aiutare gli altri volontari.”.

La scelta di Maxime ha avuto grande risonanza ed è stata molto apprezzata nel mondo del rugby nazionale e internazionale e in tutto il mondo dello sport. Ma non solo.

#storiecontagiose Maxime realizza la sua meta più bella

In occasione delle celebrazioni del 2 giugno, il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella ha assegnato un importante riconoscimento a “un primo gruppo di cittadini, di diversi ruoli, professioni e provenienza geografica, che si sono particolarmente distinti nel servizio alla comunità durante l’emergenza del Coronavirus”. Tra di loro Maxime, che è stato insignito dell’onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica italiana per aver incarnato i valori dello sport anche nelle sue attività di semplice cittadino.

Maxime ora ha ripreso ad allenarsi, ma non ha nessuna intenzione di fermarsi: “Ho ammesso più volte in questo periodo di essermi pentito di non aver iniziato prima e consiglierò d’ora in poi a chiunque di provare a svolgere dei servizi di volontariato e di cercare di percepire le emozioni che lascia, che sono imparagonabili con qualsiasi altra esperienza”.

Clicca qui per leggere le altre storie contagiose!
Stress cronico, individuato l’interruttore dell’ansiafotografia di ynes yabar