In

Un confronto sulla Cultura ai tempi del Covid-19 per discutere e analizzare le lessons learned dall’emergenza. Un focus sull’incremento delle produzioni culturali digitali e della loro fruizione durante il lockdown, oltre che sulle trasformazioni in corso nella politica culturale, nell’offerta e nella domanda di cultura e nell’evoluzione della ricerca artistica.

Un confronto sulla Cultura ai tempi del Covid-19

La crisi pandemica, l’unicità e la vastità del fenomeno ancora in corso, hanno messo in evidenza il ruolo cruciale che la Cultura svolge nel sostenere anche emotivamente e psicologicamente persone e comunità. La Cultura è stata una risorsa vitale per la salute e il benessere individuali e collettivi anche durante il lockdown. Senza la grande offerta culturale, che ha animato i mesi del confinamento forzato entrando attraverso i canali digitali nelle nostre case, oltre che attraverso i supporti tradizionali (libri, dischi, DVD, ecc.), i costi psicologici e di coesione sociale sarebbero stati ben più rilevanti.

Per la prima volta nella storia, tutti i principali luoghi della cultura – musei, teatri, biblioteche, cinema, ma anche centri culturali indipendenti e spazi non tradizionali di fruizione culturale – sono stati chiusi, e in alcuni casi continuano ad esserlo, in tutto il mondo, ponendo la Cultura davanti a una doppia sfida: da un lato, immaginare nuovi modelli e nuovi formati capaci di garantire la sostenibilità economica e la continuità lavorativa degli operatori; dall’altro, confrontarsi con nuove forme di produzione e partecipazione indiretta, in un contesto in cui le dinamiche della socialità sono state improvvisamente interrotte e messe in pausa.

Leggi di più

Aspetto di grande rilevanza è stata la crescita esponenziale dell’offerta culturale digitale, che ha tenuto calda la relazione con i pubblici. Le numerose iniziative promosse – spesso di elevata qualità sia nate da una riprogrammazione sia basate sulla spontaneità e l’improvvisazione – hanno accelerato il processo di innovazione digitale che, a vari livelli, era già in atto nel settore culturale.

Una testimonianza tangibile di questa grande vitalità è offerta dalla piattaforma “Cultura e Salute. Connessi per accorciare le distanze” – espressione del visionario progetto lanciato a marzo da Città di Lugano e Fondazione IBSA sulla relazione virtuosa tra i due mondi sancita da OMS-Organizzazione mondiale della Sanità con il Report 67 del 2019. La pagina di servizio culturaesalute.ch, creata in collaborazione con SUPSI-Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana, raccoglie e restituisce una selezione dell’offerta culturale svizzera e internazionale, nata in reazione alle chiusure causate dalla pandemia. In virtù di questa grande spinta verso l’online, per il settore culturale sarà fondamentale non disperdere questo straordinario bagaglio di esperienze, considerando che lo sviluppo digitale efficace, richiede risorse e competenze

In un contesto che ha imposto limiti stringenti all’interazione sociale, sono cambiate anche le modalità di produzione artistica, insieme al palinsesto delle nostre scelte personali di fruizione e partecipazione. Confrontarsi con gli effetti di un evento senza precedenti, ha portato gli artisti e coloro che operano nei vari ambiti del settore culturale ad affrontare tematiche complesse come il dolore, l’assenza, il senso del limite, la fragilità, la solitudine, la frustrazione e l’impotenza. Allo stesso tempo, la paura del contagio e le misure di contenimento del virus, hanno prodotto un cambiamento nelle abitudini di consumo dei pubblici, che ha avuto – e sta avendo – delle ripercussioni significative sulla vita culturale delle persone, in termini di fiducia, interesse e disponibilità.

Il mondo della Cultura ha fatto uno sforzo enorme. Come tutti i settori economici è ferito nella sua sostenibilità economica, deve gestire una lunga transizione, riprogettandosi per un futuro ancora incerto, in cui l’impatto sociale sarà una delle variabili strategiche da tenere seriamente in considerazione per il futuro.

Un futuro che sarà probabilmente diverso da come lo avevamo immaginato. Da anni si richiede alle istituzioni culturali di aumentare i livelli di autofinanziamento con entrate da biglietteria, ampliando i pubblici, donazioni e sponsorizzazioni. In poco più di tre mesi si è attuata una cesura nettissima, amplificata dalla crisi economica che segue la pandemia, che richiede di ripensarsi e mettere in discussione meccanismi consolidati a vantaggio di operatori locali e di una comunità, che anche attraverso il digitale, è sempre più fluida, sia nel contatto che nel confronto.

Data

3 novembre 2020 | 17:00 – 19:00

Lingua

inglese

Programma

scarica il pdf

Live streaming

a breve disponibile

Relatori

Con l’intento di discutere e analizzare le lezioni apprese dall’emergenza, “Cultura e Salute. Connessi per accorciare le distanze”, promosso da Città di Lugano e Fondazione IBSA, nell’ambito della partnership del progetto Cultura e Salute, sarà un momento di confronto sulla Cultura ai tempi del Covid-19, grazie al contributo di importanti ospiti internazionali.

Anne Torreggiani

Chief Executive di The Audience Agency e Co-Direttore del The Centre for Cultural Value

La Torregiani si soffermerà sull’impatto della pandemia sulle modalità di coinvolgimento dei pubblici, provando a individuare nuovi profili e comportamenti, alla luce del ruolo sempre più rilevante giocato dal digitale nelle forme di produzione e consumo di Cultura, sulla rilevanza della qualità della partecipazione culturale.

Biografia

Anne è specialista in ricerca e strategia del pubblico, tendenze e modelli di coinvolgimento del pubblico attraverso le arti e il patrimonio. Ha un interesse speciale per l’uso dei dati e del digitale, in particolare per un migliore accesso alle arti e al patrimonio, una maggiore partecipazione e la democrazia culturale. Ha sviluppato una particolare attenzione al design centrato sull’uomo come percorso di innovazione. Ha ideato numerose risorse e programmi di leadership che esplorano queste aree ed è una commentatrice e oratrice regolare – inclusa una rubrica su Arts Professional – nel Regno Unito e a livello internazionale. Continua a esercitare come facilitatrice e consulente per una vasta gamma di agenzie, finanziatori e organizzazioni culturali. È co-direttrice del nuovo Centre for Cultural Value, finanziato dall’AHRC e con sede presso l’Università di Leeds. È anche un amministratore fiduciario esperto per gruppi direttivi e consigli, attualmente lavora per Tamasha, la principale compagnia teatrale a guida diversificata, e per Situations, nota per aver curato l’arte pubblica straordinaria. È fondatore e amministratore delegato di The Audience Agency, l’ente di beneficenza nazionale del Regno Unito per l’impegno pubblico con le arti, i musei e il patrimonio, aumentando la portata, la rilevanza e la resilienza del settore.

Anna Torreggiani cultura e salute
Philippe Bischof

Direttore della Fondazione Svizzera per la cultura Pro Helvetia

Pro Helvetia è una realtà nata nel 1939 che promuove progetti culturali svizzeri in oltre 100 paesi nel mondo. Philippe Bischof si focalizzerà sulle conseguenze della crisi attuale sul contesto svizzero oltre che sui nuovi progetti che sono stati generati dalle difficoltà.

Biografia

Philippe Bischof è attivo in ambito culturale da 25 anni. Ha iniziato la sua carriera come assistente di regia al Theater Basel. In seguito, ha lavorato come regista e drammaturgo presso teatri istituzionali e indipendenti in Svizzera e all’estero. Dal 2008 al 2011 è stato responsabile e Direttore artistico del centro culturale Südpol di Lucerna, contribuendo in misura determinante alla sua creazione e affermazione per produzioni artistiche interdisciplinari. Dal 2011 Philippe Bischof è direttore della Divisione della cultura del Dipartimento presidenziale del Cantone di Basilea Città e quindi responsabile dell’insieme della politica cantonale di promozione culturale. Inoltre, dirige i musei cantonali, l’archivio di Stato e il servizio archeologico. Da gennaio 2017 è presidente della Conferenza dei delegati cantonali agli affari culturali e direttore della Fondazione svizzera per la cultura Pro Helvetia.

Philippe Bischof
Philippe Kern

Fondatore e Amministratore Delegato di KEA European Affairs

Philippe Kern Mostrerà il valore dell’investimento culturale e la necessità di includere la cultura nelle politiche per la ripresa, presentando il Manifesto for a Modern Cultural Policy promosso da KEA.

Biografia

Philippe Kern è specialista in economia della cultura, copyright, antitrust e diritto commerciale. È leader riconosciuto a livello internazionale nel mondo dello spettacolo, della cultura, dello sport e della tecnologia digitale. È fondatore e amministratore delegato di KEA European Affairs, un centro di ricerca specializzato nella consulenza a territori e organizzazioni sulla politica culturale dal 1999. È autore di numerosi studi per istituzioni europee e nazionali su cultura, copyright, cultura e industrie creative, nonché politica audiovisiva. È stato coinvolto come iniziatore o coordinatore scientifico di vari progetti europei di alto profilo nel campo dell’imprenditoria creativa, arte e scienza o interventi artistici. Kern è il fondatore di IMPALA – l’associazione delle compagnie musicali indipendenti (Segretario Generale dal 2000 al 2008). È consulente esperto per l’Unione Europea, il Consiglio d’Europa, l’OMPI, il Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI), Eurocities e numerose autorità pubbliche. È presidente di b.creative un’associazione internazionale volta a mettere in rete imprenditori creativi in tutto il mondo. Philippe era l’ex direttore degli affari pubblici e legali di PolyGram (ora Universal) e capo dell’ufficio IFPI di Bruxelles.

Philippe Kern cultura e salute

Con il prezioso contributo di Catterina Seia, Vice-Presidente di Fondazione Fitzcarraldo, Fondatrice del Cultural Welfare Center e Membro dell’Advisory Board di Fondazione IBSA. Coordineranno il dialogo Luigi Di Corato, Direttore della Divisione Cultura della Città di Lugano e Silvia Misiti, Direttore di Fondazione IBSA, promotori del progetto pluriennale “Cultura e Salute”.

L’evento gratuito in streaming si inserisce all’interno del programma delle Giornate digitali svizzere 2020.

Il pubblico interessato può proporre le proprie domande in anticipo qui. Le domande ricevute verranno discusse con i relatori durante lo streaming.

Interventi

IL GAP TRA QUELLO CHE VOGLIAMO SAPERE E COSA POSSIAMO SPERIMENTARE

James Beacham – Fisico delle particelle dell’esperimento ATLAS al CERN

Il rapporto tra arte e scienza è allo stesso tempo veramente complesso e molto semplice: la scienza e l’arte stimolano domande sul mondo. Nella prospettiva scientifica cerchiamo di ridurre la natura entro conoscenze fondamentali che ci facciano comprendere le sue regole di base, poniamo domande per ottenere strumenti che ci permettano un maggior controllo. Come esseri umani siamo curiosi su noi stessi, sul nostro ruolo nell’Universo e nel mondo, vogliamo capire meglio. 

Nella prospettiva artistica (che si tratti di pittura, scultura, film, poesia) tutto è basato su quanto ci sembra bello e di successo e non su strumenti o criteri oggettivi. Nella prospettiva scientifica cerchiamo di capire cose che per gli esseri umani sono impossibili da sperimentare direttamente (non potrai mai tenere tra le tue mani il Bosone di Higgs): c’è un gap ontologico tra quello che vogliamo sapere e quello che possiamo sperimentare. E la via di collegamento tra questi due punti estremi sono gli scienziati, che solitamente presentano i loro risultati attraverso grafici, numeri, pubblicazioni. Ma nel modo in cui decido di presentare al mondo il mio lavoro ci possono essere anche componenti artistiche.

thomas-struth

LA POSSIBILITÀ DI OSSERVARE QUALCOSA IN SILENZIO

Thomas Struth – Fotografo tedesco tra i massimi esponenti della fotografia contemporanea

Quando lavori come artista è naturale trovarsi in un contesto di questo genere, a parlare di quello che fai, delle domande più grandi che ci pone l’esistenza. Tutto quello che pensiamo, tutto quello che comunichiamo riguarda l’umanità. In questo senso va inquadrato, per esempio, il mio lavoro sulla famiglia, sul ritrarre un nucleo familiare in un preciso istante e in un determinato momento storico: è porre l’attenzione al fatto che tutti, senza via di scampo, siamo nati all’interno una famiglia.

Il mio lavoro di fotografo è iniziato facendo pittura, ho trasportato poi tecniche e strumenti dalla tela alla macchina fotografica: è stato un modo di passare da una dimensione privata a una pubblica. In un certo senso mi sono messo a lavorare con uno strumento più scientifico ed efficiente, che ti permette di ripetere. L’arte ti dà la particolare possibilità di osservare qualcosa in silenzio – il mio è un approccio molto classico – la particolare opportunità di rappresentare qualcosa di contemplativo, di riflessivo: è una cosa che apprezzo molto e che trovo particolarmente importante oggi.

thomas-struth

UNA COLLABORAZIONE CHE PRODURRA’ RISULTATI IMPORTANTI

Tobia Bezzola – Direttore MASILugano Museo d’Arte della Svizzera italiana

Il MASI è molto felice e fiero che il rapporto tra Fondazione IBSA e il nostro Museo si stia ancora rafforzando, perché ci permette di pianificare per il futuro e ci permetterà di portare ancora di più in questo territorio personaggi importanti dal mondo dell’arte e dal mondo della scienza e di farli dialogare.

Siamo molto fieri di avere con noi oggi Thomas Struth, uno degli artisti e fotografi più importanti del mondo, che ha sempre dimostrato nel suo lavoro una profondità intellettuale e, quindi, si presta idealmente a una conversazione con uno scienziato di punta come James Beacham.

Oggi si incontrano due personaggi del più alto livello nei rispettivi ambiti, e questo promette una conversazione molto interessante.

tobia-bezzola

UNO SGUARDO SCIENTIFICO CHE NON HA PAURA DI ALTRI SGUARDI
Giada Marsadri – Operatrice culturale

Il rapporto tra arte e scienza è stretto, spesso non lo vediamo e lo rifiutiamo anche, perché ci sembra molto difficile: in fondo sono due mondi anche molto diversi. Ammetto di avere più un debole per l’arte, quindi credo che l’arte ci possa avvicinare alla scienza in un modo differente. Ci vogliono le persone adatte per farlo, ed esperimenti come questo vanno nella direzione giusta, perché credo che la scienza spaventi ancora molti: molti pensano che sia noiosa, difficile, e invece l’arte, che parla più alla pancia che alla testa delle persone, può aiutarci a capire meglio anche la scienza.

Della collaborazione con Fondazione IBSA ho apprezzato l’apertura mentale, l’interdisciplinarietà, l’avere uno sguardo diverso, uno sguardo che naturalmente rimane scientifico ma non ha paura delle arti e degli altri sguardi. Mi affascina in maniera particolare ragionare su un tema in maniera diversa da quello che pensiamo sia l’unico approccio.

giada_marsadri

Video trailer

Video integrale

Foto